La nostra dieta è troppo povera di iodio: cosa mangiare?

Sembra, da recenti ricerche, che la dieta degli italiani sia troppo povera di iodio. Un grave problema, perché questa carenza può portare a conseguenze pericolose per la salute come l’insorgenza del gozzo.

Solo in Italia si ammalano di gozzo (aumento del volume della tiroide) circa 6 milioni di persone, più del 10% della popolazione con circa 50 ricoveri ogni 100mila abitanti. Tutto ciò ha un costo sul Sistema sanitario nazionale di oltre 150 milioni di euro all’anno. Eppure risolvere il problema sarebbe semplice, scegliendo i giusti alimenti da portare a tavola.

La carenza di iodio può comportare manifestazioni differenti a seconda del periodo della vita in cui si presenta. Lo iodio è importante perché è il costituente fondamentale degli ormoni tiroidei. Secondo i Livelli di Assunzione Raccomandati di nutrienti (LARN) il fabbisogno giornaliero di iodio nell’adulto è di 150 microgrammi, nel bambino e nell’adolescente è tra i 90 e i 120 μg, mentre il fabbisogno aumenta fino a 220 μg al giorno in gravidanza e fino a 290 μg durante l’allattamento. Particolarmente importante è la presenza di iodio durante la gravidanza, in mancanza del quale si potrebbero generare problemi al feto o anche minacce d’aborto.

Secondo uno studio dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano consumiamo scarsamente alimenti ricchi di iodio. Mediamente gli intervistati raggiungono solo 60 microgrammi di iodio giornaliero con gli alimenti, pari a meno della metà della dose consigliata.

Cosa mangiare, allora, per risolvere il problema della carenza di iodio? Soprattutto crostacei, mitili e pesci di mare. Una porzione di pesce (sgombro, cefalo, baccalà, merluzzo) apporta circa 150 microgrammi di iodio. Consigliate anche uova, yogurt e alcuni tipi di formaggio. La carne contiene 50 mg di iodio per chilo. Importante poi utilizzare il sale iodato, che costa un po’ di più ma è decisamente più salutare.

Michela Barichella, responsabile dell’UO di Dietetica e Nutrizione Clinica ASST Gaetano Pini – Cto di Milano e membro del Comitato scientifico dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano, ha affermato che “avere a disposizione il sale iodato non è però certezza di utilizzo e spesso non è il sale scelto dai consumatori, non dobbiamo poi dimenticare che è comunque necessario, al tempo stesso, ridurre il consumo abituale di sale (cloruro di sodio) per prevenire tante importanti malattie a carico del sistema cardiovascolare e gastroenterico.

Se si seguissero le linee guida che medici e dietisti danno ai loro pazienti (non consumare più di 5 g a testa di sale iodato il giorno) si risolverebbe sia il problema dell’eccesso di sodio, sia dell’introito di iodio. Pare però che siano in pochi a seguire questo consiglio. La carenza di iodio e l’eccesso di sodio si può risolvere solo promuovendo la corretta ed equilibrata alimentazione che prevede sia un basso consumo di sale, sia il consumo di alimenti ricchi di iodio, che tra le altre cose sono molto buoni”.

Altro alimento ricco di iodio è la frutta secca a guscio; consigliati pure anacardi, noci, pistacchi, ma senza esagerare, perché il loro apporto calorico è abbastanza elevato.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*